I rendimenti dei Treasury statunitensi sono scesi dopo che si è delineata la possibilità che i Democratici assumessero il controllo di entrambe le camere del Congresso, spingendo gli investitori a chiedersi se lo stallo politico potesse frenare il nuovo indebitamento e ridurre l’offerta di titoli di Stato. I prezzi delle obbligazioni si muovono in direzione opposta ai rendimenti.

Il rendimento dei titoli a 10 anni è sceso al 4,912%, dopo aver toccato il 4,89% durante la notte, mentre quello dei titoli a due anni è calato al 4,606%. Il rendimento dei titoli a 30 anni è diminuito al 5,290%. I titoli a cinque anni hanno guidato i rialzi, con un calo del rendimento fino a nove punti base, al 4,68%. Il rendimento dei titoli a 10 anni è ora inferiore di circa 45 punti base rispetto al picco del 7 ottobre, pari al 5,3645%, il livello più alto dal 2002.

I risultati indicavano progressi dei Democratici alla Camera e al Senato. Gli investitori consideravano il controllo del Congresso da parte dell’opposizione un potenziale freno a nuovi tagli fiscali o aumenti della spesa finanziati in deficit, che potrebbero limitare l’offerta di obbligazioni e lo stimolo fiscale. Secondo analisti citati da Reuters, i mercati sembravano scontare un risultato dei Democratici migliore delle attese.

Lo scorso anno il deficit degli Stati Uniti ha raggiunto circa 2.000 miliardi di dollari, pari a circa il 6% del PIL, mentre il debito nazionale era vicino al 100% del PIL. Tuttavia, un governo diviso non risolverebbe il deficit strutturale, e l’indebitamento persistente, l’inflazione e la politica della Federal Reserve potrebbero limitare la discesa dei rendimenti a più lungo termine. La Casa Bianca conserva inoltre ampi poteri in materia di dazi e politica estera.

I Treasury hanno beneficiato anche della domanda di attività più sicure, mentre i future sulle azioni statunitensi sono scesi fino al 2% durante la notte e i titoli legati all’intelligenza artificiale hanno guidato i ribassi in Asia, in un contesto di preoccupazioni per controlli normativi più severi. In seguito, i mercati azionari hanno recuperato. L’indice del dollaro è sceso dello 0,37%, a 101,34, il livello più basso da un mese, mentre lo yen ha guadagnato lo 0,7%, a 157,55 per dollaro.

Gli investitori valutavano anche i dati economici e le prospettive sui tassi d’interesse. A settembre le offerte di lavoro sono aumentate di 333.000 unità, raggiungendo 7,523 milioni: un dato superiore a tutte le stime degli economisti e il più alto da maggio. Anche le dimissioni volontarie sono salite al livello più alto da maggio 2023. Una rilevazione delle aspettative di mercato indicava una probabilità di circa l’85% di un rialzo dei tassi Fed a dicembre, in aumento rispetto a circa il 73% di lunedì. La scorsa settimana la Fed ha mantenuto i tassi tra il 3,75% e il 4,00%, con un voto di 10 a 2; due funzionari erano favorevoli a un rialzo.

Il rapporto ADP sull’occupazione di ottobre era atteso alle 8:15 ET, seguito dall’indice ISM dei servizi alle 10:00. Gli economisti si aspettavano che ADP segnalasse un aumento di circa 69.000 posti di lavoro, rispetto ai 90.000 del mese precedente. Le previsioni per il rapporto sull’occupazione di venerdì indicavano un incremento più contenuto, tra circa 55.000 e 65.000 posti.

La dichiarazione trimestrale del Tesoro sul rifinanziamento, prevista per le 8:30 ET, era un altro elemento seguito dai trader obbligazionari alla ricerca di cambiamenti nelle dimensioni delle aste. Se gli importi resteranno invariati, le aste della prossima settimana ammonteranno complessivamente a 125 miliardi di dollari: 58 miliardi in titoli a tre anni, 42 miliardi in titoli a 10 anni e 25 miliardi in obbligazioni a 30 anni.

La scorsa settimana il Tesoro ha venduto titoli per un importo record di 839 miliardi di dollari e lunedì ha stimato un indebitamento di 618 miliardi nel quarto trimestre, 10 miliardi in meno rispetto alla previsione di agosto. I piani di rifinanziamento e il rapporto sull’occupazione di venerdì potrebbero contribuire a determinare se gli investitori continueranno a puntare sull’idea che lo stallo politico frenerà l’indebitamento oppure si concentreranno invece sull’offerta di obbligazioni e sull’inflazione.

Fonti: Investing.com News.