Le azioni asiatiche hanno registrato un lieve rialzo lunedì, mentre gli investitori guardavano al prossimo rapporto sugli utili di Apple in cerca di rassicurazioni, dopo che le preoccupazioni sull’entità e sulla redditività degli investimenti nell’intelligenza artificiale avevano pesato sui titoli tecnologici. Anche i futures azionari statunitensi sono avanzati, con i futures sull’S&P 500 in rialzo dello 0,5% e quelli sul Nasdaq dello 0,9%.

Apple è stata considerata relativamente immune alle preoccupazioni sulla spesa per l’intelligenza artificiale perché non destina miliardi di dollari ai data center. Le sue azioni sono salite per quattro mesi consecutivi, aiutando la società a superare Nvidia come azienda quotata di maggior valore al mondo. Gli analisti si aspettano utili trimestrali per azione pari a 2 dollari su ricavi di 113 miliardi di dollari, rispetto agli 1,85 dollari per azione dell’anno precedente. Gli investitori potrebbero inoltre cercare indicazioni sulle vendite iniziali dell’iPhone 18 dopo l’apertura dei preordini a metà ottobre.

L’attenzione su Apple arriva dopo un mese difficile per i titoli tecnologici. Il Nasdaq è sceso di quasi il 7% a ottobre, registrando la peggiore performance mensile dal sell-off legato ai dazi dell’aprile 2025. Le azioni di Intel sono crollate di quasi il 29% venerdì, aumentando la pressione su altri produttori di chip, tra cui AMD.

Le preoccupazioni per il flusso di cassa negativo e per gli enormi requisiti di capitale associati all’intelligenza artificiale hanno inoltre fatto aumentare il costo dell’assicurazione contro i default aziendali. Gli analisti di Goldman Sachs stimano che la spesa in conto capitale degli hyperscaler potrebbe quasi raddoppiare, raggiungendo gli 800 miliardi di dollari quest’anno, e salire a 1.200 miliardi di dollari nel 2027. Prevedono che la crescita degli utili dell’S&P 500, quasi del 30% nel 2026, rallenti al 18% l’anno prossimo.

I prezzi del petrolio sono scesi mentre proseguivano i colloqui tra mediatori iraniani e qatarioti. I futures sul Brent sono calati del 3,3%, a 109,70 dollari al barile, mentre il greggio statunitense è diminuito del 3,4%, a 100,58 dollari. Le perdite sono arrivate dopo che il Brent era salito del 13,6% a ottobre, mentre nel Golfo continuavano gli attacchi alle petroliere.

Il Nikkei giapponese è salito dello 0,3%, il mercato sudcoreano ha guadagnato il 2,6% dopo essere sceso del 16% il mese scorso, e l’indice più ampio di MSCI delle azioni dell’Asia-Pacifico escluso il Giappone è avanzato dello 0,5%. Le azioni cinesi a grande capitalizzazione sono aumentate dell’1,3% dopo le notizie secondo cui le autorità di regolamentazione avrebbero incontrato le istituzioni finanziarie per discutere del sostegno ai mercati dei capitali. Anche i futures europei erano per lo più in rialzo.

I mercati obbligazionari hanno beneficiato del sell-off azionario di ottobre, mentre gli investitori valutavano se un prolungato calo delle azioni potesse dissuadere la Federal Reserve dall’aumentare i tassi a dicembre. I futures indicano una probabilità del 72% di un aumento di un quarto di punto, sebbene i mercati prezzino ora 55 punti base di inasprimento complessivo, in calo rispetto agli oltre 70 punti base di un mese prima.

Il rendimento dei Treasury statunitensi decennali è rimasto al 4,931%, ben al di sotto del massimo di ottobre del 5,3645%, mentre il rendimento biennale si è attestato al 4,612%. Il Tesoro dovrebbe annunciare mercoledì i piani per il rimborso trimestrale. Gli investitori osservano inoltre le riunioni delle banche centrali previste questa settimana, con aumenti dei tassi attesi da parte della Reserve Bank of Australia, della Bank of England e della Riksbank svedese, mentre si prevede che la banca centrale norvegese lasci i tassi invariati.

I dati economici previsti più avanti questa settimana includono l’indagine ISM manifatturiera statunitense di lunedì e il rapporto mensile sull’occupazione di venerdì. Gli economisti prevedono un aumento dell’occupazione di 65.000 unità dopo l’incremento di 29.000 registrato a settembre, con il tasso di disoccupazione stabile al 4,2%.

I mercati valutari sono rimasti relativamente tranquilli. L’euro è salito leggermente a 1,1169 dollari, mentre il dollaro è rimasto pressoché invariato a 157,75 yen. L’oro è aumentato dello 0,9%, a 3.911 dollari l’oncia, dopo essere sceso del 6,8% a ottobre, quando secondo quanto riferito alcuni investitori sono stati costretti a vendere attività per far fronte alle richieste di margine sui mercati azionari.

Fonti: Investing.com News.