Secondo i dati diffusi da Eurostat, a ottobre l’inflazione dell’Eurozona è salita al 4,0%, il livello più alto degli ultimi tre anni, rispetto al 3,8% del mese precedente. Il risultato ha coinciso con le previsioni elaborate da Reuters sulla base di un sondaggio tra gli economisti. Con l’aumento dei costi energetici, l’inflazione si è ulteriormente allontanata dall’obiettivo del 2% della Banca centrale europea.
L’inflazione di fondo, che esclude alimentari ed energia, è rimasta al 2,5%, anch’essa in linea con le attese. L’inflazione dei servizi è lievemente aumentata, passando dal 3,2% al 3,3%, mentre i prezzi dei beni industriali sono cresciuti dell’1,2%, a fronte dell’1,1% di settembre. I prezzi degli alimenti non trasformati erano più alti del 4,6% rispetto a un anno prima.
Si prevede che l’aumento trainato dall’energia continuerà a esercitare pressione sui prezzi nei prossimi mesi. Il rincaro dei carburanti e del gas naturale può ripercuotersi sui prezzi di altri beni e servizi, mentre i bassi livelli delle scorte di gas accrescono il rischio di bollette del riscaldamento più elevate. Gli economisti prevedono che alcuni di questi effetti diventino più evidenti nei prossimi mesi, anche a gennaio, quando alcuni prezzi vengono in genere aggiornati.
La settimana scorsa la Banca centrale europea ha lasciato invariati i tassi d’interesse, dopo averli aumentati due volte quest’anno. Diversi responsabili delle politiche monetarie, tra cui i governatori delle banche centrali di Germania e Italia, hanno segnalato che a dicembre è probabile un altro rialzo. I mercati scontano da due a tre aumenti del tasso sui depositi della BCE, attualmente al 2,5%, nel corso del prossimo anno, anche se le aspettative sono cambiate di pari passo con i prezzi del petrolio.
La BCE prevede che l’inflazione rimanga sopra il 4% per gran parte della prima metà del 2027, prima di scendere verso valori poco superiori al 2%, quando i dati elevati dell’anno precedente usciranno dal confronto. Gli ultimi dati suggeriscono che il rincaro dell’energia non abbia ancora provocato aumenti dei prezzi più ampi e persistenti, ma gli effetti indiretti restano motivo di preoccupazione per i responsabili delle politiche monetarie.
Fonti: Investing.com News.